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Sin dai Greci, l’olio d’oliva era visto come sinonimo di “salute e qualità della vita”, utilizzato però più che per l’alimentazione, a scopo cosmetico e per l’illuminazione, inteso quindi come sicurezza e salute nel quotidianità della vita, mentre il vino ad esempio era legato alla convivialità.
Dobbiamo però arrivare all’epoca contemporanea, ovvero alle indagini svolte, che hanno messo in risalto la Dieta Mediterranea per riuscire a valorizzare davvero l’olio di oliva; il famoso studio Seven Countries Study in cui per la prima volta vennero esaminati 7 paesi (inclusa l’Italia) nelle loro abitudini alimentari, analizzando circa 13.000 persone tra i 40 ed i 59 anni, mise in risalto come i grandi “consumatori di grassi animali” del Nord e Centro Europa, nonché degli Stati Uniti d’America, risultavano fino a 20 volte più esposti a disturbi cardiovascolari rispetto invece a quei popoli, come greci ed italiani, che consumavano olio d’oliva all’interno di una dieta ricca di frutta e verdura.

È da qui che ci fu un cambiamento radicale nel pensiero di questo “prezioso alimento” che iniziò ad finalmente pregiudizi e luoghi comuni attorno ad adesso, si dichiararono infondati. Ancel Keys (1904-2004), padre fondatore della scienza dell’alimentazione, lo definì il “fattore di longevità”, evidenziando la connessione diretta tra malattie cardiovascolari ed un consumo eccessivo di grassi d’origine animale. Fu nel 2010 che l’Unesco riconobbe la Dieta Mediterranea addirittura come testualmente come “un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, includendo le colture, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la preparazione e, in particolare, il riguardano il consumo di: cereali soprattutto integrali, frutta fresca, frutta secca, verdura, olio d’oliva, spezie, consumo modesto di derivati animali (quali latticini, carne e pesce) e consumo moderato di vino (in particolare rosso).

Questa premessa è necessaria ad evidenziare come questa “vera dieta mediterranea” sia così vantaggiosa per il nostro organismo poiché è ricca di sostanze come acidi grassi insaturi e polinsaturi, fibre, antiossidanti ed ha una ripartizione ottimale dei nutrienti nell’arco dei pasti giornalieri.
Soffermandoci quindi sulla necessità e la comprovata evidenza scientifica di ridurre il consumo di grassi saturi a favore di quello di grassi insaturi, la scelta ricade sull’olio di oliva (o alcuni oli di semi) da preferire a crudo, per prevenire l’insorgenza di patologie a carico sopratutto del sistema cardiovascolare.

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